L’ Arminuta di Donatella Di Pietrantonio

L’ Arminuta di Donatella Di Pietrantonio Einaudi, 2017 pag. 162
Vincitore Premio Campiello 2017
Vincitore Premio Napoli 2017. Sezione Narrativa.

Arminuta in dialetto abruzzese significa la ritornata, la restituita, e così infatti è stato, questa bambina di 13 anni, più che una bambina un’adolescente, che sta vivendo un periodo particolare e delicato della sua vita, cioè si trova in quella situazione in cui avviene il passaggio nell’età adulta. Dopo 13 anni, un giorno viene restituita, dalla famiglia che l’aveva accudita come fosse una figlia, alla famiglia di origine. I motivi di questa restituzione restano al momento sconosciuti, l’Arminuta, di cui non si sa il nome, si chiede infatti inutilmente quali siano i motivi della restituzione, e si interroga: Adalgisa, la madre adottiva è ammalata e non può occuparsi più di me o forse sono io che ho sbagliato in qualche cosa. Si fa le domande e si da le risposte, se Adalgisa è ammalata posso aiutarla io, ormai sono grande, se ho sbagliato posso correggermi. La scena della restituzione è cruda e forte, si vede questa bambina che sale le scale con una valigia e una sacca piena di scarpe, è accompagnata dallo zio padre. Ad aprire la porta non è la vera madre, ma una bambina di 10 anni, Adriana, la sorella minore, la madre è sullo sfondo e non appena la vede dopo tanti anni le dice: ah sei tornata! come se l’avesse lasciata solo qualche ora prima. La figura di Adriana colpisce come un pugno che non ti aspetti, una bambina coraggiosa ma nello stesso tempo piena di paure, la notte bagna il letto, è una bambina abituata alla miseria, una bambina che resiste, che fa di tutto per sopravvivere in un ambiente ostile. Praticamente è una bambina sola, i genitori sono assenti, il padre al lavoro, la madre con un neonato problematico, una grande miseria e povertà, una madre incapace di amare anzi sembra totalmente anaffettiva, forse sopraffatta dalle avversità, indifferente a tutto, ha dimenticato anche di preparare il posto dove far dormire la figlia ritornata. E sarà Adriana infatti a prendere il posto della madre, sarà la sua terza madre. Si occupa e si preoccupa per lei, la va a trovare quando inizia la scuola: sono venuta a vedere come si trova, dice all’insegnante, sono venuta a controllare che sia tutto a posto. È una bambina che frequenta la scuola elementare ma che si preoccupa per la sorella che frequenta la terza media. Adriana vede nella sorella ritrovata una occasione di riscatto. L’Arminuta si adatta, cerca di sopravvivere con la speranza che prima o poi lo zio la venga a riprendere. Non è sola. Adriana e Vincenzo, si sostituiscono alla madre e al padre dell’Arminuta come occasione del loro riscatto. Vincenzo in particolare è un ragazzo che si sforza di dimostrare di potercela fare, va a lavorare, porta l’oro, dona alla sorella un cuore che nel futuro lei indosserà come talismano nelle occasioni importanti.
La scrittura è scarna ed essenziale, i personaggi sono ben tratteggiati, mi piace molto l’uso che fa del dialetto, quando fa parlare la madre o Adriana, quando la madre picchia l’Arminuta perché strappa le banconote che le aveva inviato la zia, Adriana entra e dice alla madre: a issa no. O quando chiamano la testa: la coccia. O dice: ci corichiamo testa e coccia ma prima ci laviamo i piedi. Devo dire che Adriana è una forza! E anche l’Arminuta non è da meno. Dopo l’Arminuta la Donatella Di Pietrantonio ha pubblicato il sequel Borgo sud, finalista al Premio strega 2021, che secondo me non è altrettanto bello come l’Arminuta.

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